Che cos’è?

Il radon è un gas naturalmente presente in atmosfera, non ha odore, né colore per cui la sua presenza non può essere avvertita dai sensi. Si trova in natura a seguito del decadimento radioattivo dell’Uranio e del Torio, presenti diffusamente nella crosta terreste. Essendo un gas radioattivo si disperde rapidamente in atmosfera mentre si concentra negli ambienti chiusi e viene, quindi, considerato un inquinante tipicamente indoor. Proviene principalmente dalle rocce presenti nel sottosuolo, specie se di origine vulcanica (graniti, pozzolane, tufi, lave), o dai materiali da costruzione ricchi di radionuclidi naturali.

Un’altra sorgente è l’acqua (< all’1%), in quanto il gas radon è moderatamente solubile in acqua. In un edificio la principale sorgente di radon è il suolo su cui esso poggia, per cui i locali più interessati da questo tipo di inquinamento sono gli interrati, i seminterrati e tutti quelli al pianoterra. Una caratteristica peculiare del radon indoor è la grande variabilità della sua concentrazione, legata non solo alla potenza e alle caratteristiche fisiche delle sue sorgenti principali (suolo e materiali da costruzione), ma anche ai parametri microclimatici (pressione e temperatura), alle tecniche costruttive dell’edificio, nonché alla ventilazione.

Il radon dà origine ad una serie di prodotti di decadimento, anch’essi radioattivi, che si attaccano a particelle di aerosol e solo una parte di essi resta in forma libera. Quando il radon e i suoi prodotti di decadimento (o “figli” del radon) vengono inalati, essi possono decadere all’interno dell’apparato respiratorio, emettendo radiazioni ionizzanti, soprattutto particelle alfa, di elevata energia.

In realtà il radon agisce soprattutto come trasportatore e sorgente dei suoi prodotti di decadimento. Sono questi ultimi, e in particolare le particelle alfa, i principali responsabili degli effetti sanitari.

Misure per l’esposizione

Occorre far sì che la concentrazione di radon negli ambienti interni sia la più bassa possibile e soprattutto è fortemente raccomandato non fumare in ambienti chiusi situati nelle aree indicate come altamente esposte al radon.

Col “Piano Nazionale Radon per la riduzione del rischio di tumore polmonare in Italia” del 2008 si richiede che negli strumenti urbanistici (piani di coordinamento, PRG, regolamenti edilizi, ecc.) venga previsto per tutti i nuovi edifici di adottare accorgimenti costruttivi finalizzati a ridurre l’ingresso di radon e a facilitare l’installazione di sistemi di rimozione del radon, che potrebbero dimostrarsi necessari in una fase successiva alla costruzione dell’edificio. Le

stesse prescrizioni dovrebbero essere adottate nel caso di edifici esistenti, oggetto di lavori di ristrutturazione o manutenzione straordinaria, che coinvolgano in modo significativo le parti a contatto con il terreno. Una misura raccomandata è quella di ventilare frequentemente gli ambienti.

ATTENZIONE!

Il radon in Italia. Le campagne di misura svolte dalle Regioni al fine di individuare le aree a elevata probabilità di alte concentrazioni di radon (radon prone areas) hanno rilevato che la concentrazione media nazionale di radon nelle abitazioni italiane è di 70 Bq/metro cubo. E’ un valore più alto rispetto al valor medio mondiale, che è di circa 40 Bq/metro cubo. A livello regionale le concentrazioni medie sono risultate variabili, più basse in Basilicata, Calabria e Marche a più alte in Lombardia, Lazio, Campania e Friuli Venezia Giulia.

In Italia, una normativa sul radon esiste al momento solo per i luoghi di lavoro e per le scuole.

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